Martedì 21 Ottobre 2014 , Ore 16:44
 
 

Gli effetti recessivi dei tagli alla spesa pubblica

  Sebbene dopo 76 anni dalla pubblicazione della Teoria Generale una parte di economisti continui, imperterrita, a negare l’esistenza del moltiplicatore keynesiano, la realtà si incarica di dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il moltiplicatore non solo esiste ma è anche più grande di quanto comunemente si tende a supporre. Soprattutto quando […]

Economia, Europa, Italia
29 agosto 2012, ore 12:16
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Sebbene dopo 76 anni dalla pubblicazione della Teoria Generale una parte di economisti continui, imperterrita, a negare l’esistenza del moltiplicatore keynesiano, la realtà si incarica di dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il moltiplicatore non solo esiste ma è anche più grande di quanto comunemente si tende a supporre. Soprattutto quando c’è di mezzo una crisi economica: basti vedere i disastrosi risultati dell’austerità in giro per l’Europa.

 

L’argomentazione per la quale fare deficit spending durante una crisi crea più PIL della spesa stessa è sempre oggetto di forte critica: l’argomento principe contro il moltiplicatore è che nessuno può dimostrare che proprio la spesa pubblica aggiuntiva sia la causa di una ripresa. Ma il moltiplicatore vale anche al contrario: tagliare la spesa ha effetti depressivi maggiori dell’ammontare del taglio stesso.

 

E’ questo l’oggetto di un working paper del Fondo Monetario Internazionale scritto da Nicoletta Batini, Giovanni Callegari e Giovanni Melina. Nel documento dei tre economisti viene calcolato l’effetto dell’austerità sul PIL nell’Eurozona, negli USA e in Giappone. Inoltre, per l’Eurozona, si analizzano separatamente Francia e Italia.

 

Il risultato è che un taglio della spessa pubblica equivalente all’1% del PIL provoca una caduta fino al 2,56% del PIL per l’Eurozona, del 2% per il Giappone e del 2,18% per gli Stati Uniti. Riguardo l’Italia si va dall’1,4% all’1,8%. Molto più modesti gli effetti contrattivi durante un’espansione, il che induce gli autori a suggerire una austerità “morbida”, che agisca quando l’economia torna ad espandersi (come del resto suggeriva già Keynes ed il buon senso), in modo da non compromettere la crescita e lo stesso risultato di riduzione del debito pubblico.

 

Lo studio analizza anche l’effetto di un aumento delle tasse dell’1% e qui i risultati sono più contenuti e vanno, a seconda del paese, tra lo 0,03% e lo 0,65%. E, aggiungiamo noi, in modo corrispondente non c’è da attendersi un grande effetto espansivo dal taglio delle tasse, sebbene un alleggerimento fiscale sia certamente necessario in Italia.

 

In altre parole, l’idea che si possano risolvere i problemi del nostro paese e uscire dalla crisi con un piano “taglia spesa, taglia tasse”, come proposto da alcuni, produrrebbe un aggravamento della crisi e ammanchi nelle casse pubbliche.

 
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Autore: guidoiodice Chi é:

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    Il Risparmiatore Meraviglioso D'accordo con il moltiplicatore keynesiano, naturalmente, ma se riferito ad una variabile -la spesa pubblica- definita in modo più dettagliato. Condivido infatti le osservazioni di EUGE e di Mercuzio riguardo alla qualità ed alla produttività della spesa pubblica. Infatti -per usare i termini impiegati da Mari- non credo che Sir John Maynard intendesse stimolare la domanda aggregata promuovendo sprechi, elefantiasi burocratica e corruzione.
    Antonino Scusate, ma se non ho letto male, l'articolo parla di "simulazione" condotta dai tre ricercatori; siamo sicuri che nella realtà le cose poi andranno così?
    iv I libri di testo poi lo dicono che lavorare il 70 % della propria vita per mantenere uno stato significa essere schiavo?
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